Il prof. Di Medio ai suoi studenti: «Capite chi volete essere!»

Nel mese di gennaio l’SGM Conference Center ha avuto il piacere di ospitare il seminario “Trova la TUA facoltà”, un progetto intensivo che aiuta gli studenti a scegliere autonomamente il proprio percorso (formativo o professionale) adatto al termine del liceo.

Dato il successo ottenuto, sono in programma edizioni successive nell’anno in corso. Oggi il prof. Alessandro Di Medio del liceo classico romano “F. Vivona” ci descriverà più approfonditamente questo progetto.

 

Salve prof. Di Medio. Lei è un professore di religione da diversi anni, quindi ha la fortuna di essere in stretto contatto con gli studenti e con le loro difficoltà: cosa l’ha spinta a creare questa iniziativa?

A dire il vero quello che mi ha spinto ha ideare questo progetto specifico per l’ASL, così come tutti i percorsi sul tema del discernimento che propongo durante l’orario delle lezioni, è stata l’indignazione rispetto alle non-scelte compiute da molti ragazzi rispetto al loro futuro. Una collega che nel mio stesso liceo si occupa di orientamento post-liceo qualche anno fa espose a noi insegnanti, durante un collegio docenti, le statistiche circa le facoltà “scelte” dai ragazzi una volta finito il liceo: possibile che oltre il 90% dei nostri studenti si orientasse a economia e giurisprudenza, oppure a ingegneria? Da qui è iniziato il mio lavoro nelle classi, e poi la proposta dell’ASL, che in fondo non può che trovare nell'orientamento, nel capire cosa il ragazzo deve fare “dopo”, il suo nucleo più autentico. 

 

Il progetto è davvero consistente: quattro giorni di attività, studio individuale e di gruppo, project work, evento finale di presentazione. Potrebbe descrivere più dettagliatamente il suo seminario? Qual’è il messaggio “centrale” che propone agli studenti?

Mi dispiacerebbe fare “spoiler” sui contenuti e sul messaggio centrale del percorso intensivo di questo seminario… diciamo che il punto decisivo è che, in fondo, la facoltà che scegli non conta: conta la sempre maggiore comprensione di chi vuoi essere e di quello che vorresti fare, e allora, e solo allora, una facoltà può aiutarti più o meno a realizzarlo. Queste non sono utopie: chiunque conosca un minimo il mondo del lavoro sa che qualunque azienda provvede alla formazione dei suoi dipendenti; quello che interessa ai “capi” è la qualità motivazionale e l’insieme delle risorse della persona. Poi, ovviamente, ci sono iter lavorativi che richiedono formazioni culturali specifiche, ma un conto è ritrovarsi a fare una facoltà e poi ritrovarsi a scegliere tra offerte di lavoro proposte (situazione passiva e negativa), un conto è decidere chi vuoi essere e cosa vuoi fare nella vita, e dunque optare in seconda battuta per quei percorsi di studio che ti sembrano più adatti in tal senso. Senza esagerare: se si applicasse maggiormente il discernimento spirituale nella scelta universitaria, avremmo molti fuori-corso in meno, perché all’università ci starebbe solo chi avrebbe motivazioni molto lucide per esserci.  

 

Gli studenti del corso durante la lezione del prof. Di Medio 
 
Tra i collaboratori anche il dott. Luca Strambi. Perché ha avvertito la necessità di uno psicologo nel suo staff?

Non di “uno psicologo” – del grande Luca Strambi! Ovvero di un maestro dell’arte della Gestalt, cioè dello stare in contatto con le proprie emozioni e resistenze. Rispetto certi approcci psicologici che pretendono di offrire alla persona un’interpretazione dei suoi stati (“questo significa questo”), Strambi e la sua scuola offrono strumenti di auto-ascolto discreti e non invasivi, che sta alla persona decidere o meno di usare, per esplorare come spesso ci si impedisce, anche quando si è molto giovani, di attingere alle proprie risorse e ai propri desideri. Questo mi è sempre sembrato un ottimo complemento alla prassi del discernimento, che mira all’individuazione del nesso tra i pensieri e i sentimenti che ci inabitano.  

 

Al termine del seminario qual’è stata la reazione degli studenti?

Forse la cosa più semplice è riportare il feedback di uno dei ragazzi che ha partecipato al seminario:

“Di facoltà ne abbiamo parlato un paio di volte, ma d’altra parte era il primo giorno, l’argomento principale di quel martedì erano cose di cui non avevo mai sentito parlare: unicità, paura della morte, mentalità... Il prof. mi ha aperto gli occhi e io avevo voglia di partecipare al dibattito come raramente mi era capitato in precedenza. E poi anche il lavoro di gruppo, di cui sono subito stato “eletto” portavoce, e la prima impressione con Federica, la nostra tutor, sono state senz’altro esperienze positive. Insomma, se l’obiettivo era interessarmi, lo staff aveva fatto centro: arrivata la sera, non vedevo l’ora di tornare. Nelle giornate successive abbiamo continuato il nostro percorso, abbiamo avuto modo di conoscere le storie di Marco e del dottor Strambi, anzi Luca. Entrambi mi hanno colpito positivamente, soprattutto per la loro capacità di trattarci non come alunni, ma come amici. Col passare delle ore cercavo di concentrarmi sui vari paletti che ci dava il prof. e di riflettere attentamente sulle domande che ci faceva. Domande nuove, importanti, difficili a volta, ma utilissime, non solo per scoprire la propria strada, che era chiaramente l’obiettivo primario, ma anche per conoscere meglio sé stessi.”

- Filippo

 

I giovani nell’età compresa tra i 15 e i 18 anni subiscono spesso pressioni negative dai loro contesti di provenienza, e dalla società in generale. A volte è proprio lo Stato a dedicare una scarsa attenzione verso di loro. Ma quali sono i punti di forza che gli studenti dovrebbero valorizzare per farsi strada nel mondo professionale?

Il discorso potrebbe essere molto lungo, quindi mi limito a indicare un punto: il proprio desiderio di gioia. Non sto parlando di desiderio di sazietà, di tranquillità, di realizzazione materiale e/o sociale: tutte queste cose vengono indicate ai ragazzi ogni giorno, con il risultato di acuire una frustrazione costante (si pensi già solo al fatto che questi ragazzi saranno potenzialmente sempre più poveri rispetto ai loro nonni). Io parlo di gioia, cioè della luminosa realizzazione della propria vita nel bene, nella relazione con gli altri, nell’amore.

"Credere nella possibilità della propria gioia, e lottare per essa, sempre e a tutti i costi, senza rassegnazioni e senza compromessi con il grigio mondo ereditato dagli adulti".

 

Senza dubbio "Trova la TUA facoltà" ha riscontrato un notevole successo negli studenti: sono previste ulteriori edizioni?

Certamente, per quest'anno il seminario verrà riproposto a metà settembre, poi di nuovo il prossimo anno nei primi giorni di gennaio e a giugno. Per chi fosse interessato, è possibile richiedere ulteriori informazioni inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

Ci piace spesso concludere con questa domanda: durante il suo seminario qual è stato l’episodio che conserverà nel cuore?

Ce ne sono tanti… uno in cui ho sentito l’atmosfera particolarmente “carica” è stato quando, all’ultimo giorno, i ragazzi si sono potuti confrontare con dieci testimonianze di giovani un po’ più grandi di loro che ce la stanno facendo, stanno percorrendo i primi passi concreti di quella che sentono essere la loro vera vocazione professionale, proprio grazie al metodo che i ragazzi stessi stavano apprendendo in quei giorni. Al termine di questo incontro una studentessa mi si è avvicinata e mi ha ringraziato, dicendo che quell’incontro l’aveva riempita di gioia e di speranza.

 

Prof. Di Medio, la ringrazio per la sua disponibilità ed in bocca al lupo per la sua missione!  

Grazie a voi e buon lavoro.

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